
Come far sì che i rivestimenti in PTFE aderiscano davvero alla superficie Se avete mai avuto a che fare con i rivestimenti in PTFE (Teflon), sicuramente conoscete il problema legato all’“essiccazione” della superficie. Ciò accade quando si riscalda troppo velocemente la superficie stessa: lo strato superiore si indurisce, intrappolando i solventi al suo interno. Di conseguenza, compaiono bolle o addirittura il rivestimento si stacca completamente dalla superficie. È una situazione frustrante e comporta anche un notevole spreco di denaro. Per risolvere questo problema, utilizziamo lampade a onde infrarosse a media lunghezza d’onda. Immaginate che le lampade a onde corte agiscano come un martello: sono veloci, ma non penetrano profondamente nella superficie. Le lampade a onde medie, invece, riescono a penetrare effettivamente nel rivestimento stesso. Perché la lunghezza d’onda è importante Impostiamo queste lampade per funzionare tra 2,0 e 4,0 micron. Perché? Perché è proprio questa la lunghezza d’onda ideale per i polimeri industriali. In questo modo, il calore non distrugge soltanto lo strato superficiale, ma raggiunge anche il punto in cui il rivestimento incontra il metallo. Tutti i materiali vengono riscaldati insieme, senza che si creino gas intrappolati o che il rivestimento si stacchi. Il risultato è una cottura uniforme e completa. Non esiste una soluzione universale Non possiamo semplicemente fornirvi una potenza standard e augurarvi buona fortuna. Nella realtà, questo metodo non funziona. Regoliamo la potenza in base alla velocità di movimento del nastro trasportatore e alla forma specifica delle parti da trattare. Certo, aumentando la potenza si può accelerare il processo di cottura, ma ciò rappresenta un carico eccessivo per l’apparecchiatura. Per evitare che i tubi si deformino o si brucino sotto tale pressione, utilizziamo quarzo con pareti spesse: è più resistente e dura di più nel tempo. I problemi tecnici È abbastanza semplice installare queste lampade nei forni esistenti, ma il calore generato è molto intenso. È necessario utilizzare riflettori in alluminio lucido o ricoperti d’oro, in modo che l’energia venga concentrata sulla superficie da trattare, anziché riscaldare soltanto la stanza. Ma attenzione: non bisogna puntare soltanto sulla velocità. Se si aumenta troppo la potenza, si corre il rischio di creare “punti caldi”, soprattutto su parti metalliche sottili. In tal caso, il PTFE potrebbe essere danneggiato. È quindi necessario trovare il giusto equilibrio tra la distanza tra la lampada e la superficie da trattare, nonché tra la durata dei cicli di riscaldamento. **Un ultimo consiglio:**controllate i ventilatori di raffreddamento. Se non sono abbastanza potenti per gestire il calore generato dalle lampade, i componenti elettronici potrebbero danneggiarsi, e la precisione del processo di cottura ne risentirebbe negativamente.